Dicono di me
Presentazione a cura della Dott.ssa Fabrizia Buzio Negri
Elisabetta Pieroni e l'incantamento di magie inattese. Figlia d'arte, utilizza con sapienza antiche tecniche, diversificando nella ceramica immagini di un mondo onirico, con paesaggi volutamente privi referenti reali, a sottolineare la dimensione squisitamente favolistica dell'iconografia: sono tasselli figurali che si distribuiscono in toni e controtoni volumetrici, creando forme imprigionate in un costrutto architettonico che risale emotivamente nella memoria di un'infanzia perduta.
Fabrizia Buzio Negri
Presentazione a cura della Dott.ssa Chiara Puricelli
Scalette che si inerpicano per vicoli immaginari, case in miniatura dal sapore antico e favoloso allo stesso tempo, alberi dai rami ampi e pieni, radici grandi e affusolate, sono questi gli elementi più ricorrenti nelle opere proposte da Elisabetta Pieroni. Frutto di un lavoro paziente questi ambienti vivono in una dimensione ibrida fra quella del quadro e quella della scultura. Le opere realizzate in ceramica si mostrano varie e ben congegnate e il rilievo si trasforma applicandosi a oggetti d'uso. Ne sono un perfetto esempio le lampade, che emettono dalle loro molteplici finestrelle suggestivi bagliori, o i vasi, verdi come le fronde degli alberi che li coprono. Più legati alla tradizione i basso rilievi su pannelli, curatissimi nei dettagli e frutto di un lavoro quasi certosino da parte di Elisabetta che crea libera da qualsiasi studio preparatorio lasciandosi semplicemente guidare dall'ispirazione. Modellati interamente a mano queste opere si colorano poi dei toni caldi delle terre, delle luci del tramonto dei verdi accessi della natura in rigoglio, colori che si ritrovano anche nei quadri che spesso arricchiscono il repertorio tematico di Elisabetta introducendo il vivificante elemento dell'acqua del lago che crea distensione e respiro nelle sue composizioni autunnali. La sensazione che questi oggetti trasmettono è quella di una grande serenità che non viene solo dai temi suggeriti ma emerge quasi dal modo in cui queste opere vengono realizzate, senza fretta, con materiali semplici ma sapiente- mente utilizzati, con passione e rispetto per il creato.
Dott.ssa Puricelli Chiara
Presentazione a cura della Prof.ssa Raffaella Bardelli
Non è facile proporsi sul mercato con uno stile del tutto personale come quello di Elisabetta, che realizza opere in ceramica e argilla sintetica. Quando sei figlio d'arte e le opere di tuo padre sono molto note al pubblico, ci si aspetta sempre che tu percorra la sua stessa strada. Eppure questa giovane artista sta facendo scelte coraggiose, decidendo di esporre lavori assolutamente originali che ben si distaccano dallo stile Plasticoni di papà Mariano. Quando ho visto per la prima volta i bassorilievi in argilla sintetica sono rimasta enormemente colpita. Basta provare a fare qualcosa in più di un semplice vasetto per capire quanto sia difficile lavorarlo. E' addirittura più complesso di un semplice refrattario. Una volta Elisabetta mi spiegò quanto fosse importante mantenere in questo tipo di argilla il giusto grado di umidità per evitare che la pasta diventasse secca troppo velocemente rendendo quindi difficile la lavorazione. Mostrandomi il volto della donna scolpita in "Fiaba" un giorno mi disse: "Ora lo vedi così, ma sai quanto ci ho impiegato a far sì che il volto avesse questa precisa espressione? ...A far sì che le gote, il naso, la bocca, avessero esattamente questi lineamenti?". Ecco, pensavo tra me, forse è facile esprimere giudizi, dire: "Lo so fare anch'io!", mentre invece dietro le cose che ci sembrano banali c'è un lavoro costante ed estremamente tecnico. Come i quadri "monocromatici" di Phil Sims o di David Simpson, realizzati sovrapponendo anche quaranta o cinquanta pennellate di colore, così anche Elisabetta ci fa conoscere l'arte della pazienza, della precisione del dettaglio. I soggetti delle sue opere sono sempre un po' fiabeschi. Sia nella scultura che nella pittura propone paesaggi ispirati alle Marche, all'Umbria e alla Toscana, terra natia di papà Mariano. Tra questi monti e queste colline del centro Italia si nascondono ancora angoli bellissimi di stile medioevale che sembrano quasi rivivere nei bassorilievi di Elisabetta. E'appunto questa dimensione onirica che affascina le persone quando si trovano per la prima volta di fronte alle sue opere. E' un medioevo incantato quello scolpito e dipinto. Nei suoi bassorilievi si affollano casette e torrette merlate decorate da sottili rampicanti e scalette ciottolate che si inerpicano su ripidi sentieri. Ponticelli in pietra sormontano le calme acque dei ruscelli e alberi con ampie fronde sembrano assopirsi alla pace della natura. Anche se talvolta l'impeto di qualche cascatella increspa le acque del piccolo fiume e nelle facce di corteccia che aggettano da alberi animati traspare un po' di malinconia, la natura in una visione antileopardiana non è mai maligna, ma al contrario è sempre amica dell'uomo. Ecco spiegata la ragione di paesaggi così armoniosi dove nelle tele di Elisabetta i colori dei fiumi si fondono con quelli del cielo e poi di nuovo si mischiano con quelli degli alberi e dei verdi prati di boschi fatati. In quest'arte che nulla ha delle stravaganze contemporanee c'è però una verità antica che si riscopre in modo nuovo: questa spontaneità che porta Elisabetta nelle sue opere costituisce indubbiamente la sua forza.
Professoressa Raffaella Bardelli

Presentazione a cura del Professor Elio Bertozzi

Elisabetta ha sviluppato da autodidatta uno stile personale, lavorando la ceramica refrattaria. Le sue opere nascono anche nel contesto pittorico e scultoreo ed i soggetti sono permeati da una suggestiva atmosfera fiabesca, che lascia trasparire una dimensione classica. Ambientazioni che spesso Elisabetta cala in fantastici bassorilievi, in un magico Medioevo. Composizioni che hanno una verità antica che la giovane riscopre in modo nuovo e incantato
Professor Elio Bertozzi




 
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